La proposta di aumentare la cedolare secca al 26 percento per gli affitti brevi rappresenta uno dei temi più divisivi della Manovra 2026. Matteo Salvini e Forza Italia si oppongono fermamente, sostenendo che questa misura fiscale colpirebbe ingiustamente i piccoli proprietari che affittano una o due proprietà per integrare il reddito. Al contrario, la ministra del Turismo Daniela Santanché di Fratelli d’Italia vede razionalità nella norma, considerandola una distinzione corretta rispetto agli affitti lunghi tradizionali. La tassazione aumentata varrebbe solo per chi utilizza intermediari e piattaforme digitali, creando una situazione complessa dove l’aumento da 21% a 26% aggiunge ben 5 punti percentuali alla pressione fiscale. Lo Stato prevede di incassare circa 100 milioni di euro annui da questa modifica, ma la controversia rimane accesa dentro la maggioranza di governo.
Cosa sono la cedolare secca e gli affitti brevi
La cedolare secca: definizione e meccanismo
La cedolare secca rappresenta un regime fiscale agevolato per chi affitta immobili residenziali. Questo sistema, disciplinato dal codice tributario italiano, consente ai proprietari di sostituire le imposte ordinarie con un’aliquota fissa, versata direttamente sugli affitti percepiti. Il vantaggio principale è la semplificazione amministrativa e, spesso, una pressione fiscale ridotta rispetto al regime ordinario. Attualmente, per gli affitti lunghi tradizionali l’aliquota si attesta al 21%, mentre per gli affitti brevi rimane al 21% nel caso in cui non si utilizzino intermediari.
Gli affitti brevi e le piattaforme digitali
Gli affitti brevi sono contratti di locazione per immobili abitativi con durata massima di 30 giorni. Questi contratti possono essere stipulati direttamente dal proprietario oppure attraverso intermediari teleomatici, cioè piattaforme digitali come Airbnb, Booking o altre analoghe. Nel caso degli affitti brevi turistici, il proprietario può comunemente includere servizi accessori quali pulizia, cambio biancheria o piccoli snack colazione. Il limite massimo è fissato in quattro appartamenti, superato il quale l’attività diventa esercizio professionale d’impresa. Questa categoria di affitti è cresciuta enormemente negli ultimi anni grazie alla diffusione delle piattaforme online, che offrono semplicità di gestione e rapidità nelle transazioni.
La proposta della Manovra 2026 sugli affitti brevi
Modifiche della cedolare secca al 26%
La proposta contenuta nella bozza della Legge di bilancio 2026 prevede di innalzare l’aliquota della cedolare secca al 26% per chi gestisce affitti brevi attraverso intermediari telematici. Questa modifica comporta un aumento di 5 punti percentuali rispetto all’aliquota attuale, portando la tassazione da 21% a 26%. Nel testo bollinato dalla Ragioneria dello Stato, la norma è stata precisata: la cedolare secca rimane al 21% soltanto quando il proprietario gestisce l’affitto direttamente, senza ricorrere a soggetti che esercitano intermediazione immobiliare o gestiscono portali telematici. Al contrario, se si utilizza Airbnb, Booking o simili piattaforme, l’aliquota sale automaticamente al 26%. La relazione tecnica allega una previsione interessante: circa il 90% dei proprietari continuerà comunque ad avvalersi delle piattaforme per ragioni di semplificazione e rapidità, nonostante l’incremento fiscale.
Gettito fiscale e impatto economico
Lo Stato si attende un gettito aggiuntivo di circa 100-102 milioni di euro annui da questa misura. L’incremento verrebbe sommato ai 956 milioni versati nel 2024 relativi alle entrate dalla cedolare secca sui brevi. Sebbene la cifra possa sembrare significativa nel contesto fiscale generale, la controversia politica suggerisce che questo importo potrebbe non giustificare il disagio per una vasta platea di piccoli proprietari. I critici della misura evidenziano come lo Stato non realizzerebbe grandi vantaggi considerando il potenziale effetto dissuasivo sull’offerta di affitti brevi nel mercato turistico nazionale.
La posizione di Matteo Salvini e della Lega
Critica alla tassazione dei piccoli proprietari
Il vicepremier Matteo Salvini ha sollevato critiche sostanziali alla proposta di aumento, argomentando che colpire proprietari di una o due unità immobiliare rappresenta una scelta “non intelligente”. Secondo il leader della Lega, molti italiani affittano il proprio bilocale o quello ereditato dai genitori e nonni per integrare la pensione o lo stipendio mensile. Tassare ulteriormente questa categoria comporterebbe un danno all’iniziativa privata e alla domanda interna, senza portare benefici significativi. Salvini ha anche sottolineato come la misura rappresenti un’iniqua discriminazione tra proprietari con pochi immobili e chi dispone di patrimoni più cospicui. Il suo messaggio è chiaro: il fisco non dovrebbe punire il piccolo investimento abitativo, bensì colpire chi realmente ha capacità contributiva superiore.
La proposta di tassazione progressiva
Nonostante la critica generale all’aumento, Salvini ha aperto a una soluzione intermedia basata su tassazione progressiva o differenziata. Il leader del Carroccio suggerisce che chi possiede numerosi appartamenti, ad esempio 50 unità, dovrebbe “pagare qualcosa in più”. Questa proposta implica uno scaglionamento della pressione fiscale: aliquota ordinaria (21%) per i piccoli proprietari, aliquota aumentata per chi gestisce portafogli immobiliari significativi. Tale approccio rispecchierebbe il principio di progressività del sistema tributario italiano, dove il carico fiscale dovrebbe aumentare con l’aumento della capacità contributiva. La Lega ha quindi ribadito la disponibilità a trovare soluzioni alternative che colpiscano selettivamente i grandi operatori del mercato turistico immobiliare.
Le posizioni divise della coalizione di governo
Forza Italia e la critica di Antonio Tajani
Forza Italia e Salvini condividono una posizione comune di netta contrarietà alla norma. Il vicepremier e segretario azzurro Antonio Tajani ha definito esplicitamente la misura come “norma iniqua”, sottolineando come non apporti grandi vantaggi alle casse dello Stato in rapporto al danno provocato ai proprietari. Tajani ha annunciato il lavoro già avviato per modificare il testo e arrivare a cancellare completamente la norma. Forza Italia ha inoltre dichiarato che non avrebbe votato la misura nella sua forma originale, creando una spaccatura all’interno della coalizione di governo. Questa posizione rappresenta una linea rossa per gli azzurri, che vedono nella cedolare secca aumentata un’ingiustizia rivolta soprattutto ai ceti medi proprietari di immobili.
Il sostegno di Fratelli d’Italia e di Daniela Santanché
In contrasto con le posizioni di Lega e Forza Italia, Fratelli d’Italia sostiene il mantenimento della norma sugli affitti brevi così come inserita nella Manovra. La ministra del Turismo Daniela Santanché ha affermato che la cedolare secca al 26% ha una propria “ratio”, cioè una logica razionale. Secondo Santanché, la cedolare secca era stata originariamente concepita per gli affitti lunghi di carattere abitativo; nel caso degli affitti brevi a scopo turistico, la situazione è differente e merita un trattamento fiscale distinto. La ministra ha ribadito che non ritenesse sbagliata la misura, pur rimanendo aperta a eventuali modifiche nel corso dell’iter parlamentare. Fratelli d’Italia ritiene che una tassazione più elevata per i brevi sia coerente con la natura commerciale dell’attività, specie quando gestita attraverso piattaforme professionali.
Implicazioni pratiche e scenari futuri
Impatto per i proprietari e i turisti
L’applicazione della cedolare secca al 26% per chi utilizza piattaforme rappresenterebbe un aumento significativo del costo di gestione degli affitti brevi. Per un proprietario che incassa mensilmente 2.000 euro su Airbnb, passare da 21% a 26% comporterebbe un versamento fiscale aggiuntivo di 100 euro mensili, circa 1.200 euro annui. Questo incremento potrebbe incentivare i piccoli proprietari a ritirare le loro unità dal mercato turistico oppure a cercare canali di vendita alternativi alle piattaforme principali. Indirettamente, la misura potrebbe incidere sui prezzi delle camere e degli appartamenti turistici, con potenziali ricadute negative sia per i turisti che per l’indotto del settore turistico nazionale.
Il percorso parlamentare e le possibili modifiche
La norma sugli affitti brevi dovrà ora passare all’esame del Parlamento, che rappresenta la sede deputata per discussione e miglioramento. La forte pressione di Lega e Forza Italia suggerisce che potrebbero essere introdotti emendamenti significativi durante il dibattito legislativo. Tra le ipotesi circolate vi è quella di introdurre la cedolare secca al 26% soltanto per proprietari con più di uno o due appartamenti, creando una sorta di soglia al di sotto della quale resterebbe l’aliquota ordinaria. Un’altra opzione potrebbe prevedere una tassazione esclusivamente per i soggetti che esercitano professionalmente l’intermediazione immobiliare, lasciando intatti i piccoli proprietari privati. Lo scenario più probabile rimane una soluzione di compromesso che bilancia le necessità di gettito fiscale con le istanze di equità tributaria sollevate dai piccoli proprietari italiani.




