Il 29 ottobre 2025 la Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina, bloccando di fatto l’avvio dei lavori. La decisione ha sollevato dubbi significativi sulla compatibilità della procedura con le normative europee, sulla corretta stima dei costi, sulla valutazione dell’impatto ambientale e sulla gestione delle spese pubbliche. L’ente ha evidenziato carenze nella documentazione amministrativa e nella trasparenza delle coperture finanziarie, rimandando le motivazioni dettagliate entro trenta giorni. La bocciatura non equivale a un definitivo “no”, poiché il governo può procedere comunque tramite un voto del Consiglio dei Ministri, ma rappresenta un avvertimento rilevante sulla fragilità della struttura finanziaria e amministrativa dell’opera, considerato il budget di 13,5 miliardi di euro stanziato.
Il blocco della Corte dei Conti e le ragioni della mancata approvazione
La Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità alla delibera Cipess (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) del 6 agosto 2025, con cui il governo aveva approvato il progetto definitivo dell’infrastruttura. La decisione tecnica è quella di non procedere alla registrazione dell’atto, un passaggio formale che garantisce la regolarità e la legittimità della spesa pubblica secondo le norme costituzionali. La sezione centrale di controllo sugli atti del governo ha rinviato al governo il deposito delle motivazioni entro 30 giorni, in un contesto caratterizzato da accuse di procedure affrettate e documentazione incompleta.
Questioni di legittimità amministrativa
I magistrati contabili hanno evidenziato problemi nella legittimità del percorso procedurale scelto dal governo, non limitandosi a cavilli formali ma sollevando questioni sostanziali. Tra gli aspetti contestati figura la compatibilità del contratto della società Webuild (vincitrice della gara originaria del 2005) con le normative del diritto europeo, in particolare con le regole che impongono una nuova gara se i costi superano del 50% il bando precedente. La tempistica della bocciatura, combinata con l’attesa forzata per le motivazioni, ha generato perplessità anche sulle modalità operative della Corte, alimentando il sospetto di una azione diatoria.
Le carenze documentali segnalate
La Corte ha sottolineato carenze nella completezza e nella precisione della documentazione amministrativa, con riferimenti a firme mancanti, link errati e imprecisioni nei fascicoli presentati. Sebbene il governo abbia cercato di minimizzare questi problemi come questioni burocratiche risolvibili, la Corte ha ribadito che il rispetto della legittimità è presupposto indispensabile per la regolarità della spesa pubblica, una tutela demandata direttamente dalla Costituzione all’organo di controllo.
Impatto economico del Ponte sullo Stretto: costi, coperture e trasparenza
L’impatto economico del Ponte sullo Stretto rappresenta uno degli aspetti più critici della decisione della Corte. Il progetto comporta un investimento totale stimato in 13,5 miliardi di euro, cifra significativa rispetto ai bilanci pubblici nazionali. La prima questione riguarda la trasparenza e la coerenza delle stime di costo, poiché negli anni la valutazione dell’opera è stata sottoposta a revisioni sostanziali dovute all’inflazione e ad altri fattori economici, senza che il mercato fosse nuovamente aperto a gare competitive.
L’aumento dei costi e la violazione potenziale delle norme europee
Uno dei nodi principali sollevati dalla Corte riguarda l’incremento dei costi rispetto al bando originario del 2005. Le normative europee stabiliscono chiaramente che se gli aumenti superano il 50%, è obbligatorio rifare la gara d’appalto per garantire trasparenza e concorrenza nel mercato. Il governo ha affermato che la procedura seguita è corretta, ma le exact soglie di incremento e il motivo della mancata riapertura della gara rimangono punti controversi che potrebbe spiegare la bocciatura della Corte. Se effettivamente i costi hanno superato tale soglia senza una nuova gara, si configurerebbe una violazione diretta della direttiva europea sugli appalti pubblici.
Le coperture finanziarie e il rischio di buco di bilancio
Marco Travaglio ha sottolineato che la preoccupazione della Corte non è solo tecnica ma riguarda il rischio concreto che lo Stato italiano si ritrovi con un significativo buco economico a carico della finanza pubblica. La questione è stata evidenziata anche dagli uffici della Corte nella relazione del magistrato istruttore, che ha messo in discussione come e con quali risorse lo Stato intenda garantire la copertura finanziaria dell’opera nel lungo termine, considerando che molti grandi progetti infrastrutturali italiani hanno storicamente registrato sforamenti significativi rispetto alle previsioni iniziali.
La redditività e la gestione tariffaria
Un ulteriore elemento di criticità riguarda la redditività economica stimata dell’opera e il regime tariffario previsto per gli utenti. La società Stretto di Messina ha fornito valutazioni molto diverse nei documenti ufficiali nel corso degli anni riguardanti quanto si pagherà per transitare sul Ponte con un’automobile o con altri veicoli. Queste oscillazioni nelle previsioni di ricavo generano dubbi sulla sostenibilità economica dell’infrastruttura e sulla capacità di auto-finanziamento attraverso le tariffe, aumentando il rischio che il progetto richieda sussidi pubblici continui nel futuro.
I costi nascosti e l’assenza di valutazioni indipendenti
La decisione della Corte dei Conti fa emergere un problema strutturale legato ai costi nascosti e alla scarsa trasparenza nelle valutazioni preliminari dell’opera. La società affidataria, oggi guidata da [Brand A] (ex Salini-Impregilo), è stata riconfermata nel ruolo senza una nuova competizione, il che pone interrogativi sulla reale capacità di controllare le stime di costo e di verificare se esse riflettono le condizioni attuali del mercato costruttivo.
Impatti ambientali e costi di conformità
La Corte ha inoltre sollevato dubbi su l’impatto ambientale dell’opera e la conformità alle normative di valutazione ambientale strategica (VIA), aspetti ai quali il governo aveva garantito il rispetto ma che non sarebbero adeguatamente documentati. La conformità ambientale comporta costi aggiuntivi potenzialmente significativi che, se inizialmente sottovalutati, potrebbero trasformarsi in spese impreviste durante l’esecuzione dei lavori. Lo Stretto di Messina rappresenta un ambiente marino estremamente delicato, con vincoli sismici, idrogeologici e biologici che potrebbero determinare ulteriori oneri per mitigazione e monitoraggio ambientale.
Valutazione antisismica e fattori di rischio geologico
La robustezza strutturale dell’opera in una zona ad elevata attività sismica rappresenta un ulteriore elemento che incide sull’impatto economico totale del progetto. Il Ponte, una volta completato, richiederà sistemi di protezione sismica altamente sofisticati e costosi, oltre a manutenzione straordinaria periodica dovuta ai vincoli geologici della zona. Questi costi, frequentemente sottostimati nelle fasi progettuali iniziali, possono lievitare significativamente nel corso dell’esecuzione e durante la vita operativa dell’infrastruttura.
La questione europea e le deroghe ambientali
Un elemento centrale nella bocciatura della Corte è rappresentato dal rapporto tra il progetto e la normativa ambientale europea. Nel mese di aprile 2025, il governo ha inserito il Ponte tra le opere che possiedono “imperativi motivi di interesse pubblico”, una classificazione che consente deroghe alle normative ambientali e alle procedure di valutazione ordinaria. L’Unione Europea ha successivamente richiesto chiarimenti il 15 settembre, e la Corte aveva già comunicato l’intenzione di verificare come procede l’interlocuzione con [Istituzione europea].
Le complicazioni della conformità normativa internazionale
La configurazione di deroghe ambientali rappresenta un fattore di rischio per la sostenibilità del progetto nel medio e lungo termine, poiché eventuali ricorsi legali da parte di organizzazioni ambientaliste o cittadini potrebbero determinare ritardi e costi aggiuntivi significativi. La Corte dei Conti, nel valutare la legittimità della delibera, ha probabilmente considerato l’incertezza legale derivante da questa situazione complessa, in cui il progetto beneficia di eccezioni normative che potrebbero non resistere a contestazioni legali internazionali.
Il ruolo dell’Unione Europea nella validazione dell’opera
La risposta dell’Unione Europea ai chiarimenti richiesti rimane un elemento determinante per la valutazione finale della legittimità dell’opera. Se l’Ue dovesse sollevare obiezioni significative sulle modalità di deroga alle normative ambientali, questo potrebbe determinare ulteriori revisioni progettuali e costi supplementari per adeguare l’opera ai vincoli che l’Ue intendesse comunque applicare. Questo rappresenta un rischio economico che la Corte probabilmente intendeva segnalare al governo prima dell’avvio dei lavori.
Le motivazioni attese della Corte e i prossimi sviluppi
La Corte dei Conti ha comunicato che le motivazioni dettagliate della bocciatura saranno depositate entro 30 giorni dalla data della decisione, ossia entro la fine di novembre 2025. La pubblicazione delle motivazioni rappresenta un momento fondamentale per comprendere se i dubbi della Corte riguardano unicamente questioni procedurali risolvibili o se toccano aspetti sostanziali più profondi del progetto.
Opzioni disponibili al governo
Il governo ha facoltà di procedere comunque con il progetto attraverso un voto esplicito del Consiglio dei Ministri, aggirando la bocciatura della Corte, sebbene questo comporterebbe l’assunzione politica di una responsabilità esplicita nei confronti della gestione della spesa pubblica. Diversamente, potrebbe decidere di rispondere puntualmente a ciascun rilievo della Corte, fornendo documentazione integrativa e correttiva, tentando così di ottenere il visto di legittimità in una fase successiva.
L’importanza della trasparenza per la fiducia economica
Al di là del merito tecnico della decisione, l’episodio evidenzia l’importanza cruciale della trasparenza e della correttezza amministrativa nella gestione di grandi progetti infrastrutturali finanziati con risorse pubbliche. La sfiducia del mercato finanziario e degli investitori istituzionali nei confronti di opere pubbliche percepite come non adeguatamente controllate può determinare effetti negativi sulla capacità di finanziamento dell’Italia e sul costo del debito sovrano nel medio e lungo termine.




