Ultrà confessa: ho lanciato sassi contro il pullman ma non ho ucciso l’autista

Il 19 ottobre 2025 una tragedia ha scosso il mondo dello sport italiano quando un assalto al pullman a Rieti ha causato la morte dell’autista Raffaele Marianella. Durante il viaggio di ritorno dalla partita di basket tra Rieti e Pistoia, un gruppo di ultrà della Sebastiani Basket ha lanciato pietre contro il mezzo di trasporto, colpendo fatalmente il conducente. Tre uomini sono stati arrestati e accusati di omicidio volontario: Alessandro Barberini di 53 anni, Manuel Fortuna di 31 anni e Kevin Pellecchia di 20 anni. Attraverso intercettazioni ambientali effettuate in questura, uno dei sospettati avrebbe confessato di aver lanciato il sasso letale, pur negando le intenzioni omicide.

Assalto al pullman a Rieti del 19 ottobre 2025

I dettagli della notte tragica

Domenica 19 ottobre 2025, intorno alle 21:00, il pullman che trasportava i tifosi della Estra Pistoia Basket stava percorrendo la superstrada Rieti-Terni dopo la partita di campionato A2 disputata al palazzo dello sport di Rieti. Sebbene la tensione nel palazzetto fosse stata contenuta dalla polizia durante l’evento, quando il pullman si trovava sulla strada statale scoppiò l’agguato. Secondo le indagini, non meno di nove ultrà avevano posto in atto un’azione coordinata nei confronti del mezzo di trasporto.

I responsabili si erano appostati strategicamente e al passaggio del bus hanno lanciato sassi contro il veicolo. Uno di questi proiettili, descritto come una pietra di rilevanti dimensioni a forma di parallelepipedo, ha sfondato il parabrezza del lato passeggero con una violenza devastante. L’impatto ha provocato ferite mortali a Raffaele Marianella, 65 anni, il secondo autista del pullman che stava riportando a casa i tifosi toscani.

La morte di Raffaele Marianella

Raffaele Marianella non era il conducente al momento dell’attacco, bensì faceva da supporto e affiancamento al collega più giovane che guidava il bus. La pietra che ha infranto il parabrezza lo ha colpito direttamente al collo, causando ferite gravissime. Il personale del 118 intervenuto sul posto ha tentato di rianimarlo, ma i soccorsi si rivelarono inutili e il 65enne è deceduto poco dopo l’arrivo dei sanitari. Il suo corpo è stato recuperato e posto sotto sequestro dagli agenti della polizia della squadra mobile di Rieti per consentire gli accertamenti investigativi.

Sul pullman viaggiavano 45 tifosi del Pistoia Basket, tutti testimoni della tragedia. Gli agenti della polizia e i carabinieri intervenuti sul luogo hanno notato alcune persone travisate che si allontanavano velocemente, utilizzando veicoli posteggiati sotto un cavalcavia. Una di queste autovetture è stata bloccata prontamente, consentendo l’accompagnamento in questura degli occupanti per gli accertamenti iniziali.

Chi sono i tre ultrà arrestati

I nomi e l’accusa di omicidio volontario

La procura della Repubblica presso il Tribunale di Rieti ha disposto il fermo di indiziato di delitto nei confronti di tre soggetti dai quali erano emersi gravi indizi di colpevolezza riguardanti l’omicidio di Raffaele Marianella. I tre arrestati sono:

Alessandro Barberini, 53 anni, della curva della Sebastiani Basket Rieti. Durante l’interrogatorio in questura, avrebbe dichiarato: “Volevamo fargli vedere chi eravamo noi, che non avevamo paura certo di loro. Anche io ho tirato un sasso, in tanti lo abbiamo fatto. Ma il mio non è stato quello che ha ucciso.”

Manuel Fortuna, 31 anni, anch’egli coinvolto nell’azione violenta contro il pullman dei tifosi ospiti.

Kevin Pellecchia, 20 anni, il più giovane del trio. Le indagini hanno evidenziato il suo ruolo centrale nell’evento tragico sulla base delle intercettazioni ambientali registrate successivamente.

I tre sono stati portati di fronte al GIP del Tribunale di Rieti per l’udienza di convalida del fermo, dove dovranno rispondere dell’accusa di omicidio volontario per la morte di Raffaele Marianella. L’indagine è ancora in corso e la magistratura continua a raccogliere prove e testimonianze.

Le dichiarazioni contraddittorie rese alla polizia

Durante l’interrogatorio in questura, i tre fermati hanno fornito versioni parziali dei fatti. Alessandro Barberini ha ammesso di aver lanciato una pietra, ma ha negato che il suo sasso fosse stato quello letale. Ha enfatizzato che l’intento era dimostrare la forza del gruppo di tifosi, non di uccidere. Tuttavia, le intercettazioni ambientali hanno catturato confessioni molto più significative, particolarmente quelle di Kevin Pellecchia, come approfondiremo nei paragrafi seguenti.

Questa contraddizione tra le dichiarazioni ufficiali e le conversazioni intercettate rappresenta un elemento centrale nelle indagini, evidenziando come i sospettati tendessero a minimizzare la propria responsabilità durante gli interrogatori formali.

La confessione di Kevin Pellecchia nelle intercettazioni

Le registrazioni nella sala d’attesa della questura

Nella notte del 19 ottobre, i tre sospettati sono stati lasciati soli insieme a un quarto ultrà nella sala d’attesa della squadra mobile di Rieti. La stanza era dotata di telecamere e cimici nascoste che riprendevano e registravano ogni parola scambiata tra loro. Questo era poco dopo la morte di Raffaele Marianella, quando il corpo era ancora presso il luogo dell’agguato e l’evento era ancora fresco negli animi di tutti i presenti.

I quattro uomini, ignari della sorveglianza ambientale, hanno iniziato a conversare liberamente, credendosi al sicuro da testimonianze dirette. Queste conversazioni clandestine hanno rivelato dettagli cruciali che non erano stati divulgati durante gli interrogatori ufficiali.

L’ammissione di Kevin Pellecchia

Kevin Pellecchia, 20 anni, ha ammesso durante le intercettazioni di essere l’autore del lancio del sasso di maggiori dimensioni che ha infranto il vetro dell’autobus. La frase che lo inchiodata, secondo le indagini, è stata: “Era quello più appuntito”, riferendosi alla pietra che aveva selezionato e lanciato.

Negli atti depositati in procura, gli investigatori hanno scritto che il giovane “ha ammesso di essere l’autore del lancio del sasso di maggiori dimensioni, a forma di parallelepipedo appuntito, che ha infranto il vetro dell’autobus causando il decesso del povero Marianella”. Questa ammissione inconsapevole rappresenta una prova fondamentale nel procedimento penale.

Tuttavia, Kevin Pellecchia ha anche sostenuto che non aveva intenzione di uccidere, affermando di aver partecipato all’assalto solo per intimidire gli avversari. Ha negato che il suo obiettivo fosse causare morte o lesioni gravi. Questa narrazione dei fatti sarà cruciale nel dibattimento, poiché la distinzione tra intento omicida e omicidio involontario rappresenta un elemento fondamentale nella qualificazione del reato secondo il diritto penale italiano.

Le indagini scientifiche e le prove

Il test del DNA e i materiali sequestrati

La procura di Rieti ha disposto accertamenti di carattere scientifico sul sasso letale recuperato dal luogo dell’agguato. L’obiettivo principale è verificare la presenza di tracce di DNA lasciate sulla pietra al momento del lancio. La procedura prevede l’analisi biologica del materiale per identificare eventuali cellule epiteliali dell’autore del lancio, che potrebbe fornire una conferma genetica della responsabilità.

Il sasso è stato posto sotto sequestro dagli agenti della polizia della squadra mobile di Rieti per preservare l’integrità della prova e consentire analisi approfondite. Gli investigatori hanno documentato fotograficamente il danno causato dalla pietra al parabrezza del bus, creando una documentazione visiva delle conseguenze dell’attacco.

L’autopsia di Raffaele Marianella

La procura ha disposto l’autopsia sul corpo di Raffaele Marianella presso l’ospedale di Rieti. Questo esame approfondito ha l’obiettivo di confermare la causa ufficiale della morte e di fornire dettagli medici sulla natura delle ferite. L’analisi autoptica può anche aiutare a ricostruire la traiettoria della pietra e la forza dell’impatto, elementi che potranno essere correlati alle testimonianze e alle intercettazioni.

Sebbene il quadro dei fatti già emerso dalla scena del crimine sia molto chiaro, l’autopsia rappresenta una procedura standard e fondamentale per garantire la solidità delle prove nel procedimento giudiziario. I risultati dell’esame autoptico saranno depositati come parte della documentazione forense nel fascicolo della procura.

Le reazioni e le implicazioni nel mondo dello sport

Il minuto di silenzio al PalaDozza di Bologna

La comunità del basket italiano ha reagito con profondo cordoglio alla morte di Raffaele Marianella. Prima della partita tra Virtus Bologna e Vanoli Cremona presso il PalaDozza di Bologna, è stato osservato un minuto di silenzio in memoria dell’autista. Questo gesto di raccoglimento, sentito da tutto lo stadio, ha reso omaggio a colui che rappresentava un lavoratore essenziale nel movimento cestistico italiano.

L’immagine di Raffaele Marianella è stata mostrata sul maxischermo a centro campo durante il momento di raccoglimento, consentendo ai tifosi presenti di ricordare il volto della vittima. Questo episodio ha dimostrato la solidarietà del mondo dello sport di fronte a un atto di violenza ingiustificabile.

Le dichiarazioni della federazione e l’impatto sulla sicurezza

Il presidente della Federazione Italiana Pallacanestro, Gianni Petrucci, si è espresso con toni molto duri sulla questione. Durante le trasmissioni di Sky Sport24, ha dichiarato: “Stiamo parlando di assassini, non ci sono altre parole”. Questa dichiarazione riflette la gravità della percezione dell’evento all’interno della comunità cestistica nazionale.

L’attacco a Rieti ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dei tifosi e degli operatori durante gli spostamenti tra le città per le competizioni sportive. La violenza ultras continua a rappresentare un problema strutturale nel calcio e nello sport italiano, con episodi ricorrenti che mettono a rischio l’incolumità di persone innocenti. La Squadra, ovvero la società Estra Pistoia Basket, si è costituita parte civile nel procedimento, sottolineando il danno subito dall’organizzazione sportiva e dai suoi tifosi per l’accaduto sulla Superstrada Rieti-Terni.

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