Nepal, soccorritori italiani rintracciano GPS e resti degli alpinisti sotto la neve

Nel distretto di Dolakha in Nepal, operazioni di salvataggio degli alpinisti sono in corso sullo Yalung Ri dopo una devastante valanga che ha colpito lunedì 3 novembre un gruppo di escursionisti. I soccorritori, coordinati da esperti alpinisti italiani in contatto con la Farnesina, stanno affrontando condizioni estreme e neve durissima per localizzare i dispersi. Finora hanno individuato ramponi e materiale sepolto sotto strati compatti di neve e ghiaccio a oltre 5.300 metri di quota, dove le ricerche continueranno con nuovi tentativi di scavo nei prossimi giorni.

La tragedia dello Yalung Ri

La valanga ha colpito lunedì mattina il 3 novembre intorno ai 5.300 metri di altitudine, investendo alpinisti delle agenzie Dreamers Destination, Wilderness Outdoors e Yatri Trekking che operavano in zona. A differenza delle prime ricostruzioni, il fenomeno non ha interessato il campo base, bensì l’area sottostante la vetta. Tra le vittime confermate figurano alpinisti di diverse nazionalità, tra cui tre cittadini italiani ufficialmente riconosciuti dalle autorità locali.

Le vittime accertate

Le autorità nepalesi hanno confermato il decesso di diversi alpinisti, sebbene le operazioni di ricerca continuino per alcuni dispersi. I tre cittadini italiani confermati deceduti includevano uno scalatore della provincia di Milano e alpinisti provenienti da altre regioni italiane. Tuttavia, due alpinisti italiani risultano ancora dispersi e rappresentano l’oggetto principale delle ricerche in corso, con le loro famiglie che sperano ancora in un esito positivo grazie ai segnali ricevuti dai loro dispositivi di localizzazione satellitare.

La dinamica dell’incidente

La valanga si è verificata in seguito a condizioni meteorologiche avverse che hanno colpito l’Himalaya. Gli alpinisti si trovavano in fase di salita e acclimatazione quando la massa di neve li ha travolti improvvisamente. La combinazione di altitudine estrema, temperature rigide e neve instabile ha reso particolarmente critica la situazione, lasciando poco tempo per le manovre di evacuazione d’emergenza.

Le operazioni di salvataggio in corso

Le ricerche di soccorso degli alpinisti nel Nepal hanno preso il via pienamente lunedì 3 novembre, coordinando sforzi tra team nepalesi e squadre specializzate internazionali. Un team di quattro esperti soccorritori nepalesi, supportati da guide alpine certificate UIAGM, ha guidato le operazioni iniziali scavando nella neve compatta. Progressivamente, anche esperti europei e una squadra italiana specializzata si sono uniti agli sforzi.

La squadra di ricerca nepalese

Il responsabile operativo è un alpinista nepalese con decenni di esperienza nelle operazioni di soccorso in alta montagna. La squadra include altre tre guide alpine di livello internazionale, ciascuna con competenze specifiche nella ricerca in valanga e nelle tecniche di scavo in neve e ghiaccio. I ricercatori nepalesi hanno lavorato senza sosta, affrontando condizioni fisiche estenuanti e materiale incredibilmente compatto. Secondo le testimonianze raccolte, hanno scavato fino a sette metri di profondità in alcuni punti, scoprendo ramponi e attrezzatura dispersa, ma senza ancora localizzare i corpi.

Il supporto internazionale

Due guide alpine europee di fama internazionale si sono unite alle operazioni: un alpinista italiano di comprovata esperienza e un esperto svizzero responsabile di una organizzazione mondiale di coordinamento dei soccorsi in montagna. Questi specialisti portano con sé tecnologie avanzate, tra cui strumentazione Recco per la rilevazione di persone sepolte, nonché protocolli standardizzati per operazioni di salvataggio in ambiente alpino estremo.

L’intervento della squadra di soccorso italiana

Soccorritori italiani specializzati hanno mobilitato una squadra dedicata per il recupero dei due alpinisti italiani ancora dispersi. Lunedì 6 novembre, la squadra italiana, coordinata da un pilota-alpinista esperto di operazioni in elicottero, è decollata da Kathmandu con due elicotteri per raggiungere la zona del ghiacciaio. L’operazione è stata resa possibile da una stretta collaborazione tra agenzie di soccorso alpine, istituzioni governative italiane e il consolato italiano in Nepal.

Coordinamento con le autorità

La Farnesina mantiene contatti diretti con il team di soccorso sul terreno e monitora costantemente gli sviluppi della missione. Il consolato generale italiano nel Bangladesh, rischierato temporaneamente in Nepal, ha fornito supporto amministrativo e logistico cruciale. Inoltre, i soccorritori mantengono comunicazioni costanti con le agenzie di viaggio e le famiglie dei dispersi, aggiornandoli sugli sviluppi delle ricerche.

Equipaggiamento e tecnologie

La squadra di soccorso italiana dispone di strumenti avanzati per la rilevazione satellitare, che hanno consentito di tracciare i segnali GPS ancora attivi dai dispositivi dei dispersi. Questi segnali, pur essendo straordinariamente importanti, rimangono sepolti sotto metri di neve compattata. I sistemi di rilevamento Recco utilizzati dalle squadre rappresentano tecnologie di ultima generazione per localizzare le vittime sepolte in valanga, anche se la loro efficacia è ostacolata dalle condizioni atmosferiche avverse e dalla profondità estrema della neve.

Le sfide estreme dell’operazione

Le condizioni climatiche e il terreno

La zona dello Yalung Ri presenta condizioni estreme che complicano notevolmente ogni operazione di soccorso. A oltre 5.300 metri di altitudine, l’ossigeno è ridotto, le temperature scendono ben sotto lo zero e il vento può raggiungere velocità pericolose. La neve si è trasformata in ghiaccio durissimo durante i giorni successivi alla valanga, creando una superficie praticamente impenetrabile ai normali attrezzi da scavo.

La profondità della neve e le difficoltà di scavo

Scavare nella neve compattata a quella profondità richiede uno sforzo fisico extraordinario e tempi molto lunghi. Gli esperti hanno riportato di aver trovato materiale disperso come ramponi e indumenti, indicando che si stanno cercando i dispersi nella giusta zona. Tuttavia, la neve durissima rallenta significativamente il progresso delle ricerche, poiché ogni metro richiede ore di lavoro manuale con piccozze e pale.

Le limitazioni del volo in elicottero

Le operazioni di elicottero sono limitate dalle condizioni meteorologiche. Forti venti e scarsa visibilità hanno costretto i soccorritori a rientrare verso sera e a riprendere i lavori all’alba. Questa interruzione è una procedura di sicurezza standard, poiché tentare di operare durante cattive condizioni meteorologiche comporterebbe rischi inaccettabili per la squadra di soccorso stessa.

Lo status attuale e i prossimi passi

Al 6 novembre, le ricerche continuano secondo il piano operativo stabilito dalle autorità nepalesi e dalla squadra italiana. I soccorritori hanno pianificato di proseguire le operazioni di scavo con un team aggiuntivo di sherpa esperti, che raggiungerà la zona per intensificare gli sforzi. È previsto che le ricerche riprenderanno all’alba con condizioni di visibilità migliori.

La speranza legata ai segnali GPS

Le famiglie dei dispersi mantengono speranza grazie ai segnali GPS ancora attivi ricevuti dai dispositivi satellitari. Ciò suggerisce che i portatori dei dispositivi potrebbero trovarsi in stato di vita, ipotesi che ha motivato l’intensificazione delle operazioni di soccorso. Alcuni testimoni hanno riferito che uno degli alpinisti dispersi potrebbe avere attivato la modalità richiesta di soccorso, indicando una possibile consapevolezza della situazione d’emergenza.

La comunicazione con i dispersi della provincia di Como

Nel frattempo, la Farnesina ha confermato il contatto con un gruppo separato di cinque escursionisti italiani della provincia di Como, che si trovavano in una diversa area del Nepal. Questi cinque alpinisti hanno riferito di stare bene e di proseguire regolarmente il loro programma, con rientro previsto a Kathmandu l’8 novembre. Questo contatto positivo ha permesso alle autorità di verificare che non si trattava di dispersi aggiuntivi e ha alleviato le preoccupazioni per la loro sicurezza.

Previsioni per i giorni successivi

Le autorità locali prevedono di continuare le ricerche sistematicamente nei prossimi giorni, sempre che le condizioni meteorologiche lo permettano. L’arrivo di una squadra italiana di soccorso rappresenta un’escalation significativa negli sforzi, con risorse e competenze dedicate specificamente al recupero dei due alpinisti italiani. Sebbene il passare dei giorni riduca statisticamente le possibilità di recupero in vita, le operazioni continueranno finché le autorità lo giudicheranno possibile dal punto di vista operativo e della sicurezza dei soccorritori.

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