Mattarella invita a un impegno comune contro le dipendenze

La lotta contro le dipendenze rappresenta una sfida cruciale per le istituzioni contemporanee, richiedendo un impegno consapevole e coordinato tra differenti attori sociali. La VII Conferenza nazionale sulle dipendenze, svoltasi il 7 e 8 novembre 2025 a Roma presso l’Auditorium della Tecnica, ha riunito rappresentanti istituzionali, esperti e organizzazioni per affrontare il fenomeno crescente di dipendenze tradizionali e digitali. L’evento ha evidenziato come le dipendenze rappresentino un’emergenza sanitaria e sociale multiforme, che richiede interventi integrati e una risposta coordinata della comunità nel suo insieme.

La VII Conferenza nazionale sulle dipendenze 2025

Gli obiettivi dell’evento

La VII Conferenza nazionale sulle dipendenze ha rappresentato un momento cruciale di confronto e progettazione per affrontare il fenomeno delle dipendenze da molteplici prospettive. I lavori ufficiali sono partiti il 24 aprile 2025 con una riunione del Tavolo interistituzionale sulle dipendenze presso Palazzo Chigi, presieduta dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e si sono conclusi con i due giorni in presenza a Roma il 7 e 8 novembre. L’evento è stato organizzato dal Dipartimento politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri, diretto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, con l’intento di delineare strategie operative e proposte concrete per la prevenzione e il contrasto delle dipendenze.

L’importanza di questa conferenza risiede nella consapevolezza che le dipendenze costituiscono un problema trasversale che tocca molteplici dimensioni della vita sociale: quella sanitaria, quella educativa, quella giuridica e quella della sicurezza pubblica. La conferenza ha fornito un’occasione per coordinare gli sforzi di differenti ministeri e istituzioni, creando un fronte unitario nella lotta contro le dipendenze.

I partecipanti istituzionali

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha partecipato attivamente all’evento, illustrando la propria competenza sulla gestione della popolazione carceraria affetta da tossicodipendenza. Nordio ha sottolineato come dei circa 60.000 detenuti nelle carceri italiane, il 20% sia coinvolto in reati collegati alla tossicodipendenza. Ha rappresentato che coloro che delinquono in ragione del loro stato di tossicodipendenza sono “più dei malati da curare che non dei delinquenti da punire”, evidenziando la necessità di un approccio terapeutico piuttosto che meramente punitivo.

La partecipazione della Chiesa, attraverso un videomessaggio del Santo Padre, ha fornito una prospettiva spirituale e morale sulla questione, sottolineando l’importanza di formare la coscienza dei giovani e di instaurare valori spirituali robusti come contrappeso alla fragilità contemporanea. Il Santo Padre ha ribadito come le dipendenze siano frequentemente il sintomo di un disagio mentale o interiore dell’individuo e di un decadimento sociale di valori positivi, particolarmente rilevante per gli adolescenti e i giovani.

Le diverse forme di dipendenza contemporanea

Dipendenze tradizionali e fenomeni emergenti

La risposta istituzionale alla lotta contro le dipendenze deve oggi confrontarsi con uno scenario complesso e in evoluzione. Se le dipendenze da droghe e alcol rimangono le prevalenti, negli ultimi anni si sono affiancate forme nuove di dipendenza generate dal crescente utilizzo di internet, computer e smartphone. Queste nuove forme di dipendenza includono il gioco compulsivo, le scommesse, la pornografia e la presenza quasi costante sulle piattaforme digitali, con conseguenze negative per la salute mentale e il comportamento sociale.

Un particolare allarme è stato rivolto verso la circolazione del fentanyl, una droga altamente potente diffusa negli Stati Uniti. Sebbene i casi in Italia siano ancora pochissimi, il ministro della Giustizia ha ribadito l’importanza di monitorare costantemente la situazione per prevenire l’arrivo massiccio di questa sostanza nel territorio nazionale, che rappresenterebbe un’emergenza di proporzioni significative.

L’impatto sui giovani e il disagio generazionale

Uno degli aspetti più preoccupanti analizzati durante la conferenza riguarda l’impatto sproporzionato delle dipendenze sugli adolescenti e sui giovani. Il Santo Padre ha sottolineato come la giovinezza sia un tempo di prove e interrogativi, di ricerca di significato per l’esistenza, e come in questo periodo cruciale la mancanza di proposte umane e spirituali vigorose crei una particolare vulnerabilità. La paura del futuro e dell’impegno nella vita adulta rende i giovani particolarmente fragili, portandoli a ripiegarsi su se stessi e a cercare scappatoie attraverso comportamenti compulsivi e dipendenti.

L’aumento del mercato e del consumo di droghe, il ricorso al guadagno facile mediante le slot machine, e l’assuefazione a internet dimostrano, secondo quanto evidenziato durante la conferenza, che molti giovani non riescono a distinguere il bene dal male e mancano del senso dei limiti morali. Questo gap educativo e valoriale richiede una risposta concertata delle agenzie educative, dalle scuole alle parrocchie, agli oratori.

Strategie di intervento e prevenzione

Il ruolo della detenzione differenziata

Una delle innovazioni proposte nel contesto della lotta contro le dipendenze riguarda la gestione della popolazione carceraria tossicodipendente. Il ministro della Giustizia ha presentato un disegno di legge per una detenzione differenziata presso comunità terapeutiche, riconoscendo che l’approccio tradizionale di incarceration non è efficace per coloro che delinquono principalmente a causa della loro dipendenza. Questo modello rappresenta un cambio paradigmatico nel sistema penale italiano, passando da un approccio puramente repressivo a uno che integra elementi terapeutici e riabilitativi.

La prevenzione della tossicodipendenza all’interno degli istituti penitenziari rappresenta un’altra area cruciale di intervento, per la quale si dispone di una rete di flussi informativi e controlli specifici all’interno del carcere. Tuttavia, il vero successo della riduzione della tossicodipendenza in carcere non dipende solo dalla prevenzione dell’accesso alle sostanze, ma dal cambiamento strutturale del contesto detentivo e dalle opportunità offerte ai detenuti.

La riabilitazione attraverso il lavoro e l’occupazione

Un elemento centrale nella strategia di riduzione della recidiva è l’introduzione del lavoro professionale sia nella detenzione differenziata che in quella ordinaria. Il ministro della Giustizia ha sottolineato come l’inserimento lavorativo non sia solo un’opportunità educativa, ma una vera e propria necessità rieducativa richiesta dalla Costituzione e dal principio cristiano della dignità umana.

Il progetto “Recidiva zero” rappresenta una testimonianza concreta dell’efficacia di questo approccio: secondo i dati presentati durante la conferenza, la ricidiva nel crimine scende dal 40% al 2% quando i detenuti hanno accesso a opportunità di lavoro e occupazione dopo il rilascio. Per i tossicodipendenti in particolare, questa possibilità di inserimento lavorativo rappresenta la “carta vincente” nella loro reintegrazione sociale. L’impegno istituzionale di trovare un’occupazione a chi esce dal carcere è quindi inscindibile dall’opportunità di imparare un mestiere durante la detenzione.

Proposte operative e mobilitazione della comunità

Coinvolgimento dei diversi soggetti sociali

La conferenza ha enfatizzato l’importanza di promuovere una cultura della solidarietà e della sussidiarietà come base per contrastare le dipendenze. Questo richiede un impegno concertato di molteplici attori: le istituzioni dello Stato, le associazioni di volontariato, la Chiesa e la società nel suo insieme sono chiamati a percepire fra i giovani una richiesta di aiuto e una profonda sete di vivere.

Le proposte operative devono tradursi in un intervento della comunità nel suo insieme, non relegato a specifiche agenzie specializzate, ma coinvolgente il tessuto sociale nella sua totalità. Questo approccio comunitario rappresenta un cambio rispetto a modelli precedenti più frammentati e settoriali, riconoscendo che la lotta contro le dipendenze è una responsabilità collettiva che richiede la partecipazione consapevole di genitori, educatori, operatori sociali, professionisti sanitari e cittadini.

L’incremento dell’autostima e la riduzione del disagio giovanile

Nell’ambito di una politica di prevenzione del disagio giovanile, è cruciale incrementare l’autostima delle nuove generazioni per contrastare il senso di insicurezza e instabilità emotiva. Questo obiettivo può essere perseguito attraverso molteplici canali: le opportunità di lavoro, l’educazione di qualità, l’accesso allo sport, la vita sana e la dimensione spirituale dell’esistenza.

La prevenzione delle dipendenze non può quindi limitarsi a misure restrittive o di contrasto del supply, ma deve operare una trasformazione profonda dell’ambiente in cui i giovani crescono, creando condizioni che favoriscano lo sviluppo di resilienza, speranza e senso di appartenenza.

La prevenzione come priorità strategica

L’educazione e la formazione della coscienza

Un elemento trasversale emerso durante la conferenza è che la prevenzione rappresenta l’investimento più efficace nella lotta contro le dipendenze. A differenza degli interventi curativo-riabilitativi, che operano a posteriori sul danno già avvenuto, gli interventi preventivi hanno il potenziale di evitare completamente l’insorgenza del comportamento dipendente.

La formazione della coscienza dei giovani, lo sviluppo della vita interiore e l’instaurazione di relazioni positive tra coetanei e costruttive con gli adulti rappresentano strategie preventive di lungo termine. Questo richiede che genitori e agenzie educative operino consapevolmente e sistematicamente per ispirare valori spirituali e morali nelle giovani generazioni, affinché si comportino da persone responsabili e libere nelle loro scelte.

Il supporto alle famiglie e l’ascolto dei giovani

Un elemento che emerge con chiarezza è che i giovani hanno bisogno di un dialogo costruttivo con gli adulti e di una presenza attenta e solidale che li inviti a uno sforzo intellettuale e morale. Molti giovani contemporaneamente affrontano una mancanza di punti di riferimento forti e credibili, trovandosi in una condizione di confusione morale dove “tutti i comportamenti si equivalgono” perché non riescono a distinguere chiaramente il bene dal male.

In questa prospettiva, il compito della società nel suo insieme è quello di aiutare i giovani a forgiare la loro volontà e a sviluppare una capacità di scelta consapevole e responsabile. Questo è tanto più importante quando si considera che l’oggetto di dipendenza, nel momento in cui viene assunto compulsivamente, diventa un’ossessione che condiziona il comportamento e l’esistenza quotidiana, togliendo al soggetto la libertà e l’autonomia decisionale.

La VII Conferenza nazionale sulle dipendenze del novembre 2025 ha quindi rappresentato un momento di rinnovato impegno collettivo verso una risposta strutturale, coordinata e consapevole al fenomeno delle dipendenze. Riconoscendo sia le forme tradizionali che quelle emergenti, proponendo innovazioni nel sistema penale, enfatizzando il ruolo della prevenzione e della comunità, l’evento ha tracciato un percorso articolato per trasformare la lotta contro le dipendenze da questione tecnica di settore a priorità strategica della società nel suo insieme.

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