Il Tribunale del Riesame di Brescia ha accolto parzialmente il ricorso presentato dalla difesa di Mario Venditti, ex procuratore di Pavia coinvolto nelle indagini sul caso Garlasco. La decisione del 17 ottobre 2025 ha annullato il decreto di sequestro probatorio relativo ai dispositivi elettronici sequestrati il 26 settembre precedente, ordinandone la restituzione immediata al magistrato, pur mantenendo sotto vincolo investigativo due agende cartacee ritenute rilevanti per l’inchiesta sulla presunta corruzione in atti giudiziari.
Il collegio presieduto dal giudice Giovanni Pagliuca ha riconosciuto vizi di forma nel provvedimento che aveva autorizzato il sequestro di computer, cellulari, tablet e supporti di memoria, pur confermando la legittimità della perquisizione originaria. La decisione rappresenta un primo successo difensivo per Venditti, accusato di aver ricevuto denaro dalla famiglia di Andrea Sempio per favorire l’archiviazione dell’indagine relativa all’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007 nella cittadina lombarda di Garlasco.
La decisione del Riesame e i dispositivi restituiti
Il Tribunale del Riesame ha disposto la restituzione immediata di tutto il materiale informatico sequestrato durante il blitz della Guardia di Finanza nell’abitazione di Mario Venditti. L’elenco comprende tre telefoni cellulari (di cui uno solo dotato di SIM card), due tablet iPad, due hard disk esterni, due chiavette USB, un computer portatile con il bollino della Procura della Repubblica di Pavia e un pc di proprietà del Casinò di Campione d’Italia, di cui Venditti era presidente fino alle dimissioni presentate a fine settembre 2025.
I motivi dell’annullamento del sequestro
L’avvocato Domenico Aiello, legale difensore di Venditti, aveva contestato nel ricorso l’illegittimità del decreto di perquisizione e sequestro sotto molteplici profili. Le argomentazioni principali riguardavano l’assenza di gravi indizi necessari per configurare il reato di corruzione in atti giudiziari e l’inesistenza di motivi di urgenza che giustificassero un intervento tanto invasivo. I giudici bresciani hanno confermato la legittimità della perquisizione stessa, ma hanno ravvisato probabilmente un vizio di forma nel provvedimento di sequestro, come emerge dall’annullamento parziale che ha colpito esclusivamente i dispositivi elettronici.
Le due agende che restano sotto sequestro
Nonostante la restituzione dei dispositivi tecnologici, rimangono sotto vincolo probatorio due agende cartacee con il logo dei carabinieri, risalenti agli anni 2017 e 2023. Secondo la difesa, si tratta di agende “praticamente intonse”, ma la loro rilevanza investigativa è legata al fatto che proprio in un’agenda appartenente al padre di Andrea Sempio era stato trovato un pizzino compromettente con la scritta “Venditti gip archivia per 20.30 euro”, cifra interpretata dagli inquirenti come un riferimento a una somma compresa tra 20.000 e 30.000 euro.
Le accuse di corruzione nel caso Garlasco
Mario Venditti è formalmente indagato dalla Procura di Brescia per corruzione in atti giudiziari in relazione a due riaperture delle indagini sul delitto di Garlasco, avvenute nel 2017 e nel 2020. L’ipotesi accusatoria sostiene che l’ex magistrato avrebbe ricevuto denaro dalla famiglia di Andrea Sempio per favorire l’archiviazione della sua posizione, impedendo che venisse formalmente accusato dell’omicidio di Chiara Poggi.
Il ruolo di Andrea Sempio nelle indagini
Andrea Sempio era stato oggetto di indagini archiviate in passato, ma nel 2025 il suo nome è tornato nel registro degli indagati per l’omicidio della 26enne Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco. La riapertura del caso ha portato a nuovi accertamenti sul DNA ritrovato sotto le unghie della vittima, sugli oggetti sequestrati all’epoca e sulle impronte presenti nella casa. Parallelamente, sono emerse le indagini su Venditti per il suo presunto coinvolgimento nel favorire l’archiviazione della posizione di Sempio.
I movimenti sospetti di denaro
Gli approfondimenti condotti dalla Guardia di Finanza hanno evidenziato movimenti insoliti di denaro tra membri della famiglia Sempio proprio all’inizio del 2017, periodo che coincide con una delle riaperture delle indagini poi archiviate. Questi trasferimenti economici hanno rafforzato l’ipotesi investigativa secondo cui le somme potrebbero essere state destinate a corrompere il magistrato per ottenere un esito favorevole del procedimento. L’annotazione trovata nell’agenda paterna costituisce il principale elemento indiziario che collega questi movimenti finanziari alla presunta tangente.
Il nuovo sequestro e l’inchiesta più ampia
Prima ancora che la Guardia di Finanza potesse materialmente restituire i dispositivi elettronici come ordinato dal Riesame, la Procura di Brescia ha ottenuto un nuovo provvedimento di sequestro sugli stessi apparecchi. Questa volta il fondamento giuridico non è legato esclusivamente all’inchiesta sul caso Garlasco, ma al vasto fascicolo sul malaffare giudiziario che la stessa procura bresciana ha aperto riguardo a un decennio di presunte irregolarità nella gestione della giustizia a Pavia.
L’inchiesta sul malaffare giudiziario pavese
Il grande fascicolo investigativo riguarda ipotesi di corruzione e peculato che vedono indagati non solo Mario Venditti, ma anche Paolo Mazza, pubblico ministero che ha lavorato a stretto contatto con lui. Gli inquirenti ritengono che all’interno dei dispositivi sequestrati possano trovarsi elementi probatori cruciali per ricostruire una presunta rete di relazioni politiche e d’affari che avrebbe condizionato l’amministrazione della giustizia nel territorio pavese per anni.
Il rifiuto di fornire le password
Un elemento che ha aggravato la posizione difensiva di Venditti riguarda il suo rifiuto di consegnare le parole chiave per accedere ai contenuti dei dispositivi sequestrati. L’ex procuratore aveva dichiarato di essere disposto a fornire le password solo a condizione che venisse estratto esclusivamente il materiale relativo al caso Garlasco. Questa linea difensiva ha però rafforzato nei magistrati bresciani il sospetto che nei dispositivi possano essere custodite informazioni compromettenti relative ad altri procedimenti e a rapporti non leciti intrattenuti durante il periodo di servizio.
Le dimissioni dal Casinò di Campione d’Italia
Mario Venditti ha rassegnato le dimissioni dalla carica di presidente del Casinò di Campione d’Italia alla fine di settembre 2025, poco dopo l’esecuzione del sequestro e delle perquisizioni. Il computer portatile di proprietà della casa da gioco era stato incluso nel materiale sottoposto a vincolo probatorio, elemento che potrebbe aver accelerato la decisione di interrompere l’incarico per evitare ulteriori ripercussioni sulla gestione dell’istituzione.
Le conseguenze professionali e personali
L’ex magistrato aveva dichiarato pubblicamente che la vicenda giudiziaria gli aveva “rovinato la vita“, negando fermamente di aver mai ricevuto anche solo un euro in cambio di favori o trattamenti di favore nei procedimenti. L’avvocato Aiello ha parlato di “innocenti sacrificati per giustizia-show“, denunciando quello che ritiene essere un accanimento mediatico e giudiziario nei confronti del suo assistito, privo secondo la difesa di solidi elementi probatori.
Le prossime tappe processuali
Il deposito delle motivazioni della decisione del Riesame avverrà entro 30 giorni dalla pronuncia, momento in cui sarà possibile comprendere nel dettaglio le ragioni giuridiche che hanno portato all’annullamento del sequestro dei dispositivi elettronici pur confermando la legittimità della perquisizione. Nel frattempo, il nuovo sequestro disposto nell’ambito dell’inchiesta più ampia sul malaffare giudiziario pavese ha di fatto congelato nuovamente la restituzione degli apparecchi, lasciando invariata la situazione pratica per Venditti.
L’impatto sul processo a Andrea Sempio
La vicenda che coinvolge Mario Venditti potrebbe avere ripercussioni significative sul procedimento a carico di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. Se venisse accertata la corruzione dell’ex magistrato e dimostrato che le archiviazioni precedenti furono ottenute illecitamente, l’intera ricostruzione investigativa del caso Garlasco potrebbe subire una revisione. Gli accertamenti sul DNA e sulle impronte proseguono parallelamente, mentre la giustizia cerca di fare chiarezza su uno dei cold case più discussi della cronaca giudiziaria italiana.
La posizione della difesa
L’avvocato Domenico Aiello continua a sostenere l’estraneità totale del suo assistito rispetto alle accuse mosse. La strategia difensiva punta a dimostrare l’inconsistenza degli elementi indiziari, sottolineando come un’annotazione criptica su un’agenda e alcuni movimenti bancari non configurino prove sufficienti per ipotizzare un reato così grave. La parziale vittoria ottenuta al Riesame, seppur vanificata dal nuovo sequestro, rappresenta comunque un segnale positivo per la difesa, che intende dimostrare l’infondatezza delle accuse anche nei successivi gradi di giudizio.

